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LINFEDEMA, NOVITA’ 2017

Il linfedema è un problema purtroppo ancora molto diffuso, ci sono tantissime persone che ne soffrono e poche che se ne occupano.

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L’ultimo congresso a cui ho partecipato mi ha lasciato dei buoni spunti che vi voglio riportare.


Innanzitutto il linfedema deve essere considerato una sindrome e non un sintomo, la più recente definizione parla di: “condizione patologica, generalmente progressiva, con continui cambiamenti nella struttura e nella composizione del tessuto connettivale superficiale”; gli elementi chiave di questa definizione stanno nel “PROGRESSIVA”, che vuol dire, fondamentalmente, incurabile e “CAMBIAMENTI NELLA STRUTTURA”, che significa che il tessuto si modifica in maniera consistente.

La comparsa dell’edema può verificarsi anche tanti anni dopo interventi che abbiano comportato l’asportazione dei linfonodi, il sistema linfatico può andare in tilt anni dopo.

L’alimentazione è fondamentale per la miglior gestione del linfedema, soprattutto quando sono assenti le catene linfonodali profonde dell’addome; risulta essenziale non sovraccaricare l’intestino con carichi di linfa importanti per non “ingolfare” il sistema.

La cura della pelle e del benessere generale è anch’essa essenziale, un buono stato della cute ci permette di ridurre al minimo il rischio infettivo a partenza dalla pelle.


Un altro spunto molto interessante riguarda le ulcere, siano esse di origine venosa o per problemi linfatici, quando ulcera e edema coesistono, la sola terapia antibiotica può non essere sufficiente, quando il tessuto è fibroso e congestionato non c’è la possibilità di circolazione dell’antibiotico, ovvero l’antibiotico non può arrivare nelle zone necessarie per scarsa circolazione, risulta quindi assolutamente essenziale aggiungere il linfodrenaggio e a volte il bendaggio per l’azione e l’efficacia dell’antibiotico.


Un ultimo piccolo suggerimento: calze elastiche e plantari, sono 2 strumenti che fanno la differenza, a patto che siano davvero perfetti e ben consigliati.


Silvia

ESERCIZI PER LA MANO: PALLINA SI’ O NO?

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Dopo un trauma alla mano e al polso quali sono gli esercizi più indicati?

Molto spesso ancora tantissimi specialisti, soprattutto medici, consigliano indistintamente “la pallina” come unico esercizio per la riabilitazione della mano, la verità è che NON E’ PROPRIO COSI’.

Stringere qualcosa con le dita non riabilita una mano, la mano è costituita da tantissime articolazioni, compie moltissimi movimenti, ha bisogno di un lavoro specifico, a volte selettivo a volte globale.

Non possiamo riunire il tutto in un: “ma sì, vada a casa e stringa la pallina”.


Non possiamo demonizzarla completamente, ma ce ne sono di diversi tipi in base a ciò che vogliamo fare, una pallina di plastilina è molto utile perché dà una resistenza ma consente il movimento completo delle dita, una spugna molto morbida, magari utilizzata in acqua, può servire per facilitare i movimenti di chiusura delle dita. La pallina va utilizzata, quindi, solo quando serve e il tipo più adatto, non va utilizzata a caso e, soprattutto, difficilmente come primo passo per una riabilitazione.


Il fisioterapista vi saprà indicare sicuramente al meglio per voi, fidatevi!


Silvia

NUOVA CURA PER L’ARTROSI DEL GINOCCHIO. UNA BUONA SPERANZA.

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Il dolore al ginocchio causato dal consumo dell’articolazione, ovvero l’artrosi, è uno di quei dolori decisamente invalidanti per moltissime persone.

La difficoltà nel camminare, nell’alzarsi dalla sedia, dal letto, la difficoltà nel praticare sport anche poco impegnativi, rende la vita quotidiana difficile sotto molti aspetti.


Su www.repubblica.it troviamo un articolo in cui viene spiegata un possibile nuova cura del futuro.


http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/02/01/news/naso_ginocchio_condrociti_riparare_cartilagine-157363971/


La possibilità di utilizzare cellule della cartilagine del naso per ricostruire la cartilagine del ginocchio, è uno studio in svolgimento presso l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi. Una nuova frontiera di cura, speriamo efficace e fruibile tra poco per tutti.


Ad oggi uno dei trattamenti più utilizzati consiste nelle infiltrazioni di Acido Jaluronico, diciamo una “lubrificata” dell’articolazione per renderla più fluida e meno dolorosa, ma una vera e propria cura non esiste ancora.


Dal punto di vista preventivo cosa si può fare? 

Di certo verificare la funzionalità di anca/bacino e piede, già in giovane età. Non dimentichiamoci che l’artrosi non è che un fenomeno di usura, e che il ginocchio è quell’articolazione che si trova proprio tra l’anca e il piede e quindi soggetta a tuti gli squilibri di forze derivanti da una muscolatura dell’anca debole o da uno scorretto appoggio del piede. 

Giochiamo d’anticipo, pensiamo per tempo alla salute delle nostre articolazioni ed evitiamo anche quegli sport così in voga in questo momento che determinano uno stress esagerato sulle ginocchia, ce ne saranno grate più avanti e ci consentiranno di fare gli sport adatti anche in età avanzata, ve lo garantisco.


Silvia

www.centropascal.it

COME ELIMINARE LA CELLULITE: QUALCHE SUGGERIMENTO PRATICO.


La scorsa settimana ho letto su www.repubblica.it un interessante articolo sulla preparazione del corpo alla fatidica prova costume, e già, è tempo di iniziare a pensare cosa vogliamo fare per essere pronte in tempo per l’estate.


http://d.repubblica.it/beauty/2017/02/01/news/cellulite_e_remise_en_forme_snellire_drenare_depurare_il_corpo-3397586/?ref=HRLV-15

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Tra i vari consigli viene, giustamente, posta molta attenzione all’alimentazione, grande aiuto naturale nel mantenerci sani, ma per il trattamento della cellulite quali sono i punti chiave?


Alimentazione,

idratazione corretta,

attività sportiva, 

infodrenaggio manuale,

calza elastica,

buone abitudini di vita quotidiana.


Sui consigli alimentari e l’idratazione non mi addentro poichè ho la fortuna di collaborare con Viviana (Dott.ssa Marras, Biologo Nutrizionista), che spesso ci lascia spunti e info decisamente interessanti.


L’attività sportiva è fondamentale per mantenere attiva la muscolatura che funziona da pompa per il drenaggio della linfa, aiuta la circolazione sanguigna e mantiene tonico il tessuto muscolare. Se vogliamo essere estremamente precisi, potremmo dire che l’attività sportiva in acqua è senza dubbio quella più indicata, basti pensare alla compressione esercitata dall’acqua sulle gambe e il gioco è fatto. Gli sport con forti impatti e ad alta intensità non sono invece estremamente indicati, rischiano di essere esageratamente stressanti sia per il sistema circolatorio che per il sistema linfatico.


Il linfodrenaggio manuale è uno dei pochi trattamenti veramente utili per il movimento dei liquidi corporei, mediante le manovre manuali, “l’acqua” in eccesso viene fisicamente spostata e portata nei centri di raccolta e smaltimento. Il trattamento è decisamente piacevole e indolore, quindi tutto sommato una ottima coccola per il corpo; ovviamente deve essere eseguito da personale preparato e qualificato. Le manovre devono essere assolutamente dolci e superficiali, non devono arrossare la pelle e non devono essere eseguite con creme o oli da massaggio, provare per credere.


La grandissima alleata del linfodrenaggio manuale é senza dubbio la calza elastica, so che molte di voi mi diranno: <<ma no dai Silvia, la calza elastica è da vecchie, serve per la circolazione, per chi ha le vene varicose, non per la cellulite>>. Aimé mie care amiche non è così, la calza elastica, quella seria intendo, è per tutte, per chi vuole prevenire futuri problemi circolatori, mantenendo in forma il sistema circolatorio, e per chi vuole mantenere il beneficio ottenuto con il drenaggio manuale; provate a pensare, con il linfodrenaggio manualmente andiamo a spostare i liquidi verso l’alto, ma senza un aiuto per non farli nuovamente depositare nelle parti più periferiche delle gambe, come potrebbe rimanere il beneficio? La risposta è proprio nella calza elastica, con al sua compressione aiuta a mantenere le gambe “vuote”.


Le buone abitudini di vita quotidiana comprendono le buone norme per la circolazione, come per esempio non stare seduti per troppo tempo di fila, fare qualche passo ogni ora, ma anche non indossare jeans o pantaloni molto stretti, so che anche questo potrebbe essere un problema, ma un abbigliamento stretto, con una compressione casuale e non controllata, rischia di comprimere vasi sanguigni e linfatici riducendone il loro lavoro e quindi creando un ostacolo, e allora, facciamo attenzione anche a come ci vestiamo.


Questi sono solo alcuni spunti sul trattamento della cellulite, spero siano interessanti e utili.

Per tutto quanto riguarda le domande o i consigli sarò estremamente felice di rispondere ai vostri commenti.


Silvia

www.centropascal.it

UN DITO CHE SCATTA. COS’E’?

In questi ultimi giorni ho ricevuto la stessa domanda da più persone: “a volte il mio dito fa uno scatto strano, si muove a scatti, cosa posso fare?”. Sarà il freddo, sarà l’uso, sarà l’età, chi lo può sapere?


Con molta probabilità in questo caso ci troviamo di fronte a ciò che comunemente viene proprio definito “DITO A SCATTO”, nella fattispecie quello che succede è che il tendine si infiamma, si ingrossa e fa fatica a scorrere avanti e indietro, di qui il movimento a scatti. A questa situazione generalmente corrisponde anche un dolore sul palmo alla radice del dito.


Come si può stare meglio?


L’obiettivo è quello di sfiammare il tendine per riportarlo alle dimensioni originali ottimali e quindi evitare lo sfregamento.

Ci sono diversi aprocci, in prima battuta si parte sempre con gli impacchi di ghiaccio più volte al giorno per circa 15 minuti per sfruttare l’effetto antinfiammatorio del ghiaccio, a questo si può aggiungere la terapia con cerotti antinfiammatori che ci danno il vantaggio dell’azione locale. 

Quando questo primo tentativo non funziona l’opzione ideale, a mio avviso, è quella di utilizzare un tutore confezionato su misura con la posizione più idonea, da indossare durante le ore notturne; il tutore mantiene, con la sua posizione, il tendine a riposo per un periodo prolungato.

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Durante il giorno, l’ideale è evitare lo scatto, quindi non continuare a “mostrare” l’eccezionalità del fenomeno agli amici, e cercare di evitare quelle attività che ci obbligano a piegare continuamente il dito e di conseguenza a far sfregare il tendine.


A mio modestissimo parere le terapie fisiche, in questo specifico caso, non sono molto utili, così come la terapia manuale, a meno che, questa problematica non sia dovuta ad uno squilibrio o mal utilizzo di tutto l’arto superiore.


Dove si trovano i tutori confezionati su misura? Solitamente sono i fisioterapisti o i terapisti occupazionali specializzati nel trattamento delle mani che sono in grado di creare per voi un ottimo supporto.


Silvia

QUANTE SEDUTE DI FISIOTERAPIA MI SERVONO?

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Sempre più spesso durante il primo contatto telefonico con un nuovo paziente, mi sento chiedere: “ma quante sedute dovrò fare?”.


Mi farebbe davvero piacere rispondere a questa domanda, credetemi, capisco cosa voglia dire, organizzarsi in termini di tempo, di impegno, di soldi etc, ma purtroppo non  mi è proprio possibile; per prima cosa ho bisogno di vedere la persona, di parlare, di capire bene quale sia il problema, quanto sia importante e molto altro ancora.


Il mio obiettivo è quello di sottoporvi al minor numero possibile di sedute, di farvi stare bene in fretta, ma non per questo motivo vuol dire fare sedute ravvicinate, sono davvero pochissime le motivazioni per cui sia necessario vedersi tutti i giorni. Spesso nelle strutture “organizzate” la frequenza giornaliera è dettata solo dalla semplicità organizzativa, così come le 10 sedute prescritte dallo specialista, dipendono dalle direttive regionali (prescrivibili solo pacchetti da 10 sedute).

Io voglio che la persona che ha bisogno di aiuto capisca cosa stiamo facendo insieme e cosa può fare da sola per sè stessa, poche sedute e qualche esercizio a casa. Se vi voglio “vedere” poco non è perchè non ho voglia di lavorare o non ho tempo per voi, ma è solo perchè ritengo che con le poche sedute programmate possiate stare meglio e soprattutto perchè magari ho bisogno del vostro aiuto per la guarigione, ho bisogno che facciate gli esercizi a casa ;)


Silvia

GARVIDANZA, PARTO, POST-PARTO E PAVIMENTO PELVICO. QUALI NOVITA’?

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Di ritorno dall’ultimo congresso cosa “mi sono portata a casa” sull’argomento?


Informazioni fondamentali:

  • Il periodo espulsivo del parto è uno dei fattori determinanti nell’insorgenza di problematiche muscolari del pavimento pelvico.
  • La stitichezza in gravidanza dipende dagli ormoni, per migliorarla sono essenziali le abitudini (attività fisica, acqua, fibre) e l’utilizzo dei probiotici.
  • In gravidanza è essenziale fare attività fisica, l’ideale è 20/30 min, 3 volte alla settimana.
  • Dalla 35esima settimana di gravidanza è molto utile il massaggio della muscolatura perineale.
  • Attenzione, per tutta la vita, all’infiammazione da cibo, quindi non solo al BMI (determinante per molte problematiche), ma alla qualità dei cibi che mangiamo.
  • I problemi di incontinenza urinaria, ma anche fecale e ai gas intestinali, sono davvero molto comuni, mi raccomando ditelo a che vi segue (ginecologo, medico curante, fisioterapista), possiamo risolvere questa situazione, molto in fretta, non siate imbarazzate, potete raccontarci tutto, vi aiuteremo.
  • Il dolore durante i rapporti o costante nella giornata è anch’esso assai frequente, può dipendere da problematiche meccaniche (cicatrici, lesioni muscolari e nervose), da cause ormonali o altro, anche in questo caso non aspettate che passi da solo, non cercate su internet, rivolgetevi agli specialisti, possiamo aiutarvi.


Direi che il bilancio del corso è stato decisamente positivo, mi sono confrontata con problematiche importanti legate ad un evento, il parto, che determina una svolta nella vita della donna, ma che possono essere brillantemente risolte, ed è questo che voglio fare!


Silvia


L’ARTROSI DELLA MANO.

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La scorsa settimana sono stata “ospite” della mia Farmacia di fiducia per eseguire valutazioni fisioterapiche della mano, di tutte le persone che sono venute a trovarmi il problema più ricorrente è stata l’artrosi. Purtroppo l’artrosi è una patologia degenerativa data dal consumo delle articolazioni, ad oggi una vera e propria cura non esiste ancora, ma ci sono tutta una serie di accorgimenti e di aiuti che possono renderle la situazione sopportabile.


A livello della mano le problematiche artrosiche più frequenti sono a carico del pollice e delle articolazioni delle dita; il pollice fa male alla base, rendendo difficoltoso aprire bottiglie, barattoli, girare una chiave etc, per le dita, invece, di solito si si riscontra un gonfiore a livello delle articolazioni, dei piccoli nodulini e spesso anche una inclinazione dell’ultima parte delle dita.


Per un primo approccio si pensa sempre solo alla fisioterapia, imparare ad usare correttamente le mani è indispensabile, conoscere i piccoli trucchi per aprire barattoli e svolgere azioni quotidiane risolve un sacco di difficoltà, utilizzare dei tutori costruiti su misura aiuta l’articolazione a stare meglio. Insomma abbiamo molti “segretucci” da dispensare per farvi stare meglio, in aggiunta, io consiglio sempre anche integratori specifici per il benessere delle articolazioni e delle cartilagini.


Poi, in situazioni davvero insopportabili, diventano indispensabili i chirurghi della mano, per ogni specifico problema esiste un intervento risolutivo, quindi c’è sempre speranza per tutti.


Silvia

MI FA MALE IL GINOCCHIO? COSA FACCIO?

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Ispirazione della giornata: su www.ok-salute.it un articoletto che elenca le possibili cause di dolori alle ginocchia.


http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/dolore-a-un-ginocchio-cosa-sara/


Il dolore al ginocchio è uno dei dolori più frequenti che ci troviamo a fronteggiare in ambito riabilitativo ortopedico, può comparire a tutte le età per motivazioni assai diverse, ecco perchè è sempre importante non trascuralo, ma indagare a fondo il problema dal principio.


L’articolazione del ginocchio si trova “in mezzo” tra il piede (e la caviglia) e l’anca (e il bacino) entrambi quindi possono influenzarlo in maniera determinante; un appoggio del piede scorretto può condurre a lungo andare ad uno squilibrio all’articolazione più prossimale, quindi proprio al ginocchio, ma è anche vero che l’anca deve sorreggere e distribuire il peso del corpo, quindi anche lei può influenzare chi le sta sotto, ovvero sempre il ginocchio.


Il ginocchio in sè non è un’articolazione particolarmente complicata, ma è il crocevia di forze importanti, per questo motivo è essenziale valutare anche i piedi e le anche quando si presenta una problematica al ginocchio.


Un bravo fisioterapista ed un bravo ortopedico saranno in grado di valutare ogni aspetto e consigliarvi sul da farsi.


Silvia

SPORT E CONTRATTURE

Su www.ok-salute.it un semplice articolo che spiega brevemente cos’è una contrattura muscolare e come gestirla.

http://www.ok-salute.it/benessere/contratture-muscolari-prevenzione-e-cura/


Fare sport è importante e molto utile per il nostro corpo e la nostra mente, farlo bene è un pochino più difficile; spesso si decide all’improvviso di diventare sportivi con uno schiocco di dita, ecco, in questo caso, ATTENZIONE ai rischi.


Troppo spesso come fisioterapisti vediamo “danni” da errato allenamento, o magari piccoli problemi trascurati che poi diventano grandi problemi difficili da curare.

Soprattutto all’inizio fatevi seguire e consigliare da figure competenti, non improvvisatevi allenatori di voi stessi, poi certamente, noi siamo pronti ad aiutarvi per il recupero e la prevenzione delle problematiche.


Ah, una piccola curiosità, la contrattura e lo strappo muscolare sono due cose diverse; in parole molto semplici, la contrattura riguarda una fibra muscolare che non vuole rilasciarsi dopo una contrazione, mentre lo strappo consiste proprio nella rottura delle fibre con conseguente danno e tempo necessario per la riparazione/cicatrizzazione. ;)


Buon allenamento.

Silvia

© Imm.CentroPascal2013